
Eccoci, ci siamo.
Arrivano inesorabili tutti gli anni, arrivano puntuali come le tasse da pagare…
Gli esami di maturità.
Che poi non sai mai se sei più agitato te od i tuoi studenti che devono affrontare i due scritti e l’orale…
Che poi affrontare, che parolone, loro arrivano generalmente divisi in due fazioni quelli super preparati e quelli alla “io speriamo che me la cavo”, nel mezzo un limbo di personaggi che si avviano inconsapevoli verso un destino che ancora non hanno ben capito come sia (nonostante le ennemila simulazioni fatte durante il corso dell’anno)
E te, guardandoli arrivare tutti ben vestiti e profumati (forse per la prima volta in tre anni) ti metti a riflettere e ricordare con passione (la stessa di nostro Signore durante la via crucis) il TUO esame di maturità.
E mentre gli alunni si avviano ad i banchi cercando di accaparrarsi tutti e 25 quello in fondo a sinistra, inizia conversare con i colleghi su come fosse andato il vostro esame (che poi suvvia è stato qualche decade fa….mica così tanto tempo è passato infondo ^_^)
E li partono i ricordi, a raccontarsi storie che nemmeno Sergio Leone, avrebbe immaginato, e si tingono di frasi come “io avevo quella prof.ssa” “io avevo l’altro…”, “ si m io ho fatto lo scientifico”, “no io il tecnico”, insomma uno sciorinare di vecchi vecchissimi paragoni su quanto il nostro esame fossi più difficile delle prove che devono affrontare adesso, che quasi ci dimentichiamo degli studenti.
Perché che siano i tuoi o che siano di un’altra scuola, è il LORO momento e noi dobbiamo essere lì per LORO non per noi, non per dimostrare quanto siamo stati bravi a prepararli, ma a guardare quanto loro siano bravi ed essere diventati ciò che sono, con tutti i difetti, i limiti, il gran cuore e la sfacciataggine che possono avere gli studenti che affrontano l’esame di maturità a diciotto anni.
E allora, appena ti redimi da mistici ricordi conditi da malinconia sprezzante per gli anni passati, inizi a guardare gli alunni e li vedi con occhi diversi, noti le loro smorfie, i loro visi tesi, le loro ansie e le loro paure, noti le mani sudate e le pezze alle ascelle che inesorabilmente si stanno formando…
Li guardi sorridendo con un’espressione che vorrebbe essere di incitamento, ma sembra più una paresi facciale, mentre si avviano verso gli ultimi banchi rimasti, quelli in prima fila, dove pensano non potrai copiare mai ( ed invece sono i migliori perché si tende a controllare le ultime file)
Li vedi prendere le penne e le calcolatrici, tenere stretto il manuale di Meccanica come fosse “Il mio tessoro” e loro tanti piccolo Frodo alla conquista del Monte Fato ( vulcano di Mordor), in attesa di un destino che non si sa bene quale sia.
Poi arrivano i Plichi con dentro la traccia, quello sconosciuto salto negli abissi che farà di loro delle brulicanti formichine operose, per otto lunghe ore in un giugno caldamente infernale, tra bottiglie di coca cola e caffè, tra panini e paste portate da casa, tra sguardi interrogativi e brusio di fondo, tra file per le firme per andare in bagno o a prendere una boccata d’aria per ossigenare il cervello e l’umore…
E ti accorgi che lavorano, chi più spedito, chi più a rilento e c’è anche quello che nel frattempo si schiaccia un pisolino ristoratore, ma le mani lavorano, le menti sono attive, i rumori dei tasti sulle calcolatrici scandisce il tempo tiranno, che inesorabilmente li sta portando alla fine della prova scritta…
E poi…il tempo finisce, i giochi sono fatti, “alia tracta est” si direbbe grazie a quelle poche reminiscenze che ho di latino…
Una lunga fila ordinata si porta verso la cattedra, per la firma finale, per quella che porta verso il letto a riposare le membra e la mente, dopo che si sono spremute come limoni per ben otto ore di fila…
E domani? Domani toccherà a noi professori controllare, calcolare, spulciare il loro lavoro alla ricerca dell’errore, ma anche e soprattutto delle competenze acquisite in questi tre anni di scuola.
E se vogliamo davvero valutarli per come si meritano, osserviamoli mentre lavorano per non vedere solo gli eventuali errori ma gli uomini e le donne che abbiamo cresciuto in questi anni, e valutiamo la loro tenacia e costanza anche quando avrebbero voluto mollare tutto per aprire un bar sulla spiaggia.
E ricordiamoci di noi, quando eravamo al loro posto, con le speranze a la paure, con la gioia e la tensione, con la voglia di far vedere a tutti che meritavamo di essere li e che eravamo davvero maturi.
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